fbpx
Seleziona una pagina

Ultrablu: dalla community all’atelier all’editoria

La nostra Filosofia

Ultrablu nasce dalla convinzione che, in campo artistico e culturale, la neurodiversità costituisce una risorsa specifica dell’essere umano, portatrice di bellezza, rinnovamento e arricchimento condiviso.

Abbiamo creato uno spazio che mette a contatto artisti e autori con difficoltà nell’area neuro psichica e artisti e autori neurotipici senza una suddivisione gerarchica o in classi. Si cerca, invece, di risaltare la particolarità e l’immaginario di ogni individuo, senza limitarlo giudicando cosa è giusto e cosa no. Pertanto, tra la diversità unica delle persone che vivono l’atelier c’è un continuo dialogo che permette uno scambio senza fine con gli altri e una continua ricerca personale.

La ricchezza interna di ciascuno fa si che ogni volta si mette piede all’interno dello studio ci si aspetta l’inaspettato e si è sempre aperti all’idea che tutti, indistintamente, ci possono insegnare qualcosa. La condivisione di questo spazio ha portato gli artisti dello studio, tutti al di sotto dei trent’anni, a collaborare tra di loro in maniera spontanea senza porsi troppe domande sulla diversità psicologica e senza un atteggiamento belligerante. 

Gli immaginari di chi vive il luogo sono in perenne dialogo l’uno con l’altro e questo crea un legame profondo tra gli artisti che emerge visivamente nel lavoro di ciascuno. Questo animo collaborativo ha prodotto nell’arco di un anno di lavoro la pubblicazione di sei libri, la realizzazione di due mostre nella città di Roma e la partecipazione di Ultrablu in diversi festival di arte ed editoria in Italia.

IL BLUE DI ULTRABLU

Intro di Jasmina Mulalic

L’alchimia del simbolismo Ultrablu

Ogni lettera agisce come contenitore di energia e Ultrablu è una parola che si regge da sola, in virtù della simmetria delle due vocali di apertura e chiusura che le consentono di tenersi in equilibrio come una barchetta in mezzo al mare. Il colore blu oltremare, in inglese ultramarine blue, deriva dal latino ultramarinus, letteralmente “al di là del mare”, poiché il pigmento veniva importato in Europa da oltre mare.

Dunque, l’antica parola ultra si traduce in oltre; un termine, quest’ultimo, che nella sua accezione più estesa esiste per indicare il superamento di un certo limite, spaziale, temporale o ideale e che per avere senso ha necessità di fare riferimento a una condizione preesistente. Dire, allora, al di là, significa portare con sé il ricordo costante dell’aspirazione a superare ogni stato raggiunto, muoversi sempre oltre ogni sicurezza.

In questo senso, la barchetta Ultrablu non possiede ancore ma solo remi, poiché lo scopo di questo viaggio è il navigare stesso, rifuggire dagli approdi sicuri e dalle definizioni facili per trovarvi una momentanea sicurezza. La barca si orienta lungo la linea d’orizzonte dove il blu del mare imbianca per tendere al cielo, a metà strada, in un perfetto equilibrio, tra il blu delle profondità e il blu delle altezze in un perenne ondeggiare che è poi l’essenza stessa del suo esserci. La barca, in fondo, vuole fare la barca, pertanto niente ancoraggi ma solo mare aperto dove dispiegare le vele al vento.

Per Hillman il blu è il colore dell’immaginazione tout court. Questa rimuove le cose ordinarie dal loro senso ordinario riportandole alla loro base immaginale. L’alchimia ha, difatti, inizio: “Nella volta azzurra, nel mare, nella mente che pensa per immagini, che immagina in modo ideativo […] con parole che sono insieme immagini e idee, con parole che trasformano le cose in idee lampeggianti, […] potere blue della parola”. [1]

Come già osservava Gaston Bachelard, possiamo guardare il sole come un oggetto e dimenticarlo presto, ma se lo si inizia a guardare e a viverlo come un’immagine potremmo, invece, cogliere un invito ad andare al di là, poiché l’oggetto è fisso mentre l’immagine si espande e si contrae, rimanda oltre. [2] Ma al di là non è un luogo, bensì una categoria dell’orizzonte come scrive Vidal: “L’orizzonte è sempre al di là […] Lo contengo, eppure è sempre al di là. Non cesserà di allontanarsi mano a mano che avanzerò verso di esso. Così il contenuto del simbolo è sempre al di là”. [3]

Nella storia millenaria sul simbolismo del colore si inserisce anche Goethe quando scrive che una superficie blu sembra allontanarsi da noi ma ci trascina al suo seguito. [4] I colori sono tra le cose più astratte che esistano e tra questi il blu è il meno terrestre, il più raro in natura. Il cielo non è blu, il mare non è blu, si tratta di un colore mentale, fatto di lontananze e profondità, lo conteniamo come l’orizzonte solo da una distante intimità per dirla con le parole di Rilke.

Nel 1944 nella sua autobiografia, Jung descrive così il blu: “Mi pareva di essere sospeso in alto nello spazio, e sotto di me, lontano, vedevo il globo terrestre, avvolto in una splendida luce azzurrina, e distinguevo i continenti e l’azzurro scuro del mare […] la sua forma sferica era chiaramente visibile e i suoi contorni splendevano di un bagliore argenteo, in quella meravigliosa luce azzurra.” [5] Qualche anno più tardi, l’intuizione visionaria di Jung venne confermata da Jurij Gagarin, che osservando la terra dallo spazio esclamò: “La terra è blu”.

In Voyelles, Rimbaud evoca, tramite le analogie simboliche, le intime corréspondances tra le cose direbbe Baudelaire, la trama sottile che lega tutte le cose. Ecco allora che l’immagine della barca invoca istantaneamente l’idea di un passaggio all’altra riva e per un legame latente e immanente tra l’involucro della barca e le acque profonde, suggerisce connotazioni ancora più lontane nel tempo, come quella di protezione dal caos sottostante che è così primordiale che in passato le case si costruivano a forma di navi. [6]

Per il poeta John Keats il caos in cui viviamo ha lo scopo di fare anima, un’espressione, quest’ultima, ripresa da Hillman per significare il lavoro di ricerca e l’ascolto del proprio mondo immaginale, il coltivare la propria anima e realizzarne le insite potenzialità; assecondare una ghianda che a tutti i costi vuol diventare una quercia, cioè se stessa. In sostanza, Ultrablu vuole essere lo sforzo per creare le condizioni ideali, al di là dei limiti, per un veleggiare libero.

Bibliografia e fonti:[1] J.HILLMAN, Fuochi blu, a cura di Thomas Moore, Adelphi, Milano, 2016, p. 60.[2] J.VIDAL, Alla scoperta del simbolo, in Mircea Eliade e Ioan P. Couliano (a cura di), Dizionario dei simboli, Jaca Book, Milano, 2017.[3] Ibidem, p. 11.[4] GOETHE, J. W., La teoria dei colori, il Saggiatore, Milano, 2008.[5] JUNG, C. G., Ricordi, sogni, riflessioni, a cura di A. Jaffè, Bur Rizzoli, Milano, 2013, p. 352.[6] AA. VV., Il libro dei simboli. Riflessioni sulle immagini archetipiche, Taschen, 2011.

IL BLUE DI ULTRABLU

Intro di Jasmina Mulalic

L’alchimia del simbolismo Ultrablu

Ogni lettera agisce come contenitore di energia e Ultrablu è una parola che si regge da sola, in virtù della simmetria delle due vocali di apertura e chiusura che le consentono di tenersi in equilibrio come una barchetta in mezzo al mare. Il colore blu oltremare, in inglese ultramarine blue, deriva dal latino ultramarinus, letteralmente “al di là del mare”, poiché il pigmento veniva importato in Europa da oltre mare.

Dunque, l’antica parola ultra si traduce in oltre; un termine, quest’ultimo, che nella sua accezione più estesa esiste per indicare il superamento di un certo limite, spaziale, temporale o ideale e che per avere senso ha necessità di fare riferimento a una condizione preesistente. Dire, allora, al di là, significa portare con sé il ricordo costante dell’aspirazione a superare ogni stato raggiunto, muoversi sempre oltre ogni sicurezza.

In questo senso, la barchetta Ultrablu non possiede ancore ma solo remi, poiché lo scopo di questo viaggio è il navigare stesso, rifuggire dagli approdi sicuri e dalle definizioni facili per trovarvi una momentanea sicurezza. La barca si orienta lungo la linea d’orizzonte dove il blu del mare imbianca per tendere al cielo, a metà strada, in un perfetto equilibrio, tra il blu delle profondità e il blu delle altezze in un perenne ondeggiare che è poi l’essenza stessa del suo esserci. La barca, in fondo, vuole fare la barca, pertanto niente ancoraggi ma solo mare aperto dove dispiegare le vele al vento.

Per Hillman il blu è il colore dell’immaginazione tout court. Questa rimuove le cose ordinarie dal loro senso ordinario riportandole alla loro base immaginale. L’alchimia ha, difatti, inizio: “Nella volta azzurra, nel mare, nella mente che pensa per immagini, che immagina in modo ideativo […] con parole che sono insieme immagini e idee, con parole che trasformano le cose in idee lampeggianti, […] potere blue della parola”. [1]

Come già osservava Gaston Bachelard, possiamo guardare il sole come un oggetto e dimenticarlo presto, ma se lo si inizia a guardare e a viverlo come un’immagine potremmo, invece, cogliere un invito ad andare al di là, poiché l’oggetto è fisso mentre l’immagine si espande e si contrae, rimanda oltre. [2] Ma al di là non è un luogo, bensì una categoria dell’orizzonte come scrive Vidal: “L’orizzonte è sempre al di là […] Lo contengo, eppure è sempre al di là. Non cesserà di allontanarsi mano a mano che avanzerò verso di esso. Così il contenuto del simbolo è sempre al di là”. [3]

Nella storia millenaria sul simbolismo del colore si inserisce anche Goethe quando scrive che una superficie blu sembra allontanarsi da noi ma ci trascina al suo seguito. [4] I colori sono tra le cose più astratte che esistano e tra questi il blu è il meno terrestre, il più raro in natura. Il cielo non è blu, il mare non è blu, si tratta di un colore mentale, fatto di lontananze e profondità, lo conteniamo come l’orizzonte solo da una distante intimità per dirla con le parole di Rilke.

Nel 1944 nella sua autobiografia, Jung descrive così il blu: “Mi pareva di essere sospeso in alto nello spazio, e sotto di me, lontano, vedevo il globo terrestre, avvolto in una splendida luce azzurrina, e distinguevo i continenti e l’azzurro scuro del mare […] la sua forma sferica era chiaramente visibile e i suoi contorni splendevano di un bagliore argenteo, in quella meravigliosa luce azzurra.” [5] Qualche anno più tardi, l’intuizione visionaria di Jung venne confermata da Jurij Gagarin, che osservando la terra dallo spazio esclamò: “La terra è blu”.

In Voyelles, Rimbaud evoca, tramite le analogie simboliche, le intime corréspondances tra le cose direbbe Baudelaire, la trama sottile che lega tutte le cose. Ecco allora che l’immagine della barca invoca istantaneamente l’idea di un passaggio all’altra riva e per un legame latente e immanente tra l’involucro della barca e le acque profonde, suggerisce connotazioni ancora più lontane nel tempo, come quella di protezione dal caos sottostante che è così primordiale che in passato le case si costruivano a forma di navi. [6]

Per il poeta John Keats il caos in cui viviamo ha lo scopo di fare anima, un’espressione, quest’ultima, ripresa da Hillman per significare il lavoro di ricerca e l’ascolto del proprio mondo immaginale, il coltivare la propria anima e realizzarne le insite potenzialità; assecondare una ghianda che a tutti i costi vuol diventare una quercia, cioè se stessa. In sostanza, Ultrablu vuole essere lo sforzo per creare le condizioni ideali, al di là dei limiti, per un veleggiare libero.

Bibliografia e fonti:[1] J.HILLMAN, Fuochi blu, a cura di Thomas Moore, Adelphi, Milano, 2016, p. 60.[2] J.VIDAL, Alla scoperta del simbolo, in Mircea Eliade e Ioan P. Couliano (a cura di), Dizionario dei simboli, Jaca Book, Milano, 2017.[3] Ibidem, p. 11.[4] GOETHE, J. W., La teoria dei colori, il Saggiatore, Milano, 2008.[5] JUNG, C. G., Ricordi, sogni, riflessioni, a cura di A. Jaffè, Bur Rizzoli, Milano, 2013, p. 352.[6] AA. VV., Il libro dei simboli. Riflessioni sulle immagini archetipiche, Taschen, 2011.

Ultrablu: dalla community all’atelier all’editoria

Filosofia Ultrablu

Alla base di Ultrablu c’è la necessità della promozione del concetto che le differenze neurologiche devono essere riconosciute e rispettate come qualsiasi altra variazione della personalità di un individuo: non disabilità, ma diversità di sguardi, di punti di vista, secondo l’idea per cui “il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente”. La neurodiversità costituisce una risorsa specifica dell’essere umano, portatrice di bellezza, rinnovamento e arricchimento condiviso.

L’intento è quello di creare uno spazio aperto in cui si possa esprimere il proprio potenziale creativo e vivere fino in fondo la propria dimensione di unicità̀. Un luogo per sperimentare forme e linguaggi attraverso cui l’arte outsider e l’arte emergente possano contribuire, congiuntamente, alla nascita di nuovi percorsi, dialoghi e relazioni con l’arte in generale.

La natura dell’incontro fra queste due dimensioni rende inoltre possibile una riflessione sulle dinamiche culturali di inclusione ed esclusione attualmente in corso nella società. Le potenzialità di approcci dialogici non determinati dal pregiudizio restano in larga parte ancora inesplorate, sebbene non solamente in campo artistico.

Nondimeno, il linguaggio e la metodologia forniti da questo intreccio creativo potrebbero contribuire a generare un patrimonio artistico-culturale impegnato in un rinnovamento dei linguaggi dell’arte e dell’editoria illustrata. Un patrimonio che ricordi, allo stesso tempo, la necessità di condividere e vedere oltre i limiti della propria esperienza in quanto linguaggio.

L’altro obiettivo importante del progetto è la diffusione di una cultura della diversità intesa come ricchezza, che sappia stimolare curiosità e conoscenza anziché paura e diffidenza, per mezzo di albi illustrati, libri illustrati, libri a fumetti e libri d’arte che aiutano gli altri a capire e ad accettare chi è diverso.

Questo progetto vuole essere lo sforzo per creare le condizioni ideali, al di là dei limiti, per un veleggiare libero. Le difficoltà che le persone con autismo vivono nel comunicare, e che noi osserviamo come loro tipiche caratteristiche, rientrano in quel conformismo che ci rende tutti simili. Con questo progetto vogliamo valorizzare tutte le modalità di comportamento espresse dal soggetto autistico a partire dall’esperienza artistica, che rappresenta per ognuno di noi un momento di estrema libertà e originalità.

Per creare tutto questo è necessario un luogo, un approccio, una relazione, con le persone che hanno difficoltà nell’area neuropsichica, in forma non autoritaria, cercando di ascoltare l’altro e di intuire la sua strada. L’azione nell’Atelier Ultrablu, significa portare con sé il ricordo costante dell’aspirazione a superare ogni stato raggiunto, muoversi sempre oltre ogni sicurezza.

Ultrablu: dalla community all’atelier all’editoria

Filosofia Ultrablu

Alla base di Ultrablu c’è la necessità della promozione del concetto che le differenze neurologiche devono essere riconosciute e rispettate come qualsiasi altra variazione della personalità di un individuo: non disabilità, ma diversità di sguardi, di punti di vista, secondo l’idea per cui “il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente”. La neurodiversità costituisce una risorsa specifica dell’essere umano, portatrice di bellezza, rinnovamento e arricchimento condiviso.

L’intento è quello di creare uno spazio aperto in cui si possa esprimere il proprio potenziale creativo e vivere fino in fondo la propria dimensione di unicità̀. Un luogo per sperimentare forme e linguaggi attraverso cui l’arte outsider e l’arte emergente possano contribuire, congiuntamente, alla nascita di nuovi percorsi, dialoghi e relazioni con l’arte in generale.

La natura dell’incontro fra queste due dimensioni rende inoltre possibile una riflessione sulle dinamiche culturali di inclusione ed esclusione attualmente in corso nella società. Le potenzialità di approcci dialogici non determinati dal pregiudizio restano in larga parte ancora inesplorate, sebbene non solamente in campo artistico.

Nondimeno, il linguaggio e la metodologia forniti da questo intreccio creativo potrebbero contribuire a generare un patrimonio artistico-culturale impegnato in un rinnovamento dei linguaggi dell’arte e dell’editoria illustrata. Un patrimonio che ricordi, allo stesso tempo, la necessità di condividere e vedere oltre i limiti della propria esperienza in quanto linguaggio.

L’altro obiettivo importante del progetto è la diffusione di una cultura della diversità intesa come ricchezza, che sappia stimolare curiosità e conoscenza anziché paura e diffidenza, per mezzo di albi illustrati, libri illustrati, libri a fumetti e libri d’arte che aiutano gli altri a capire e ad accettare chi è diverso.

Questo progetto vuole essere lo sforzo per creare le condizioni ideali, al di là dei limiti, per un veleggiare libero. Le difficoltà che le persone con autismo vivono nel comunicare, e che noi osserviamo come loro tipiche caratteristiche, rientrano in quel conformismo che ci rende tutti simili. Con questo progetto vogliamo valorizzare tutte le modalità di comportamento espresse dal soggetto autistico a partire dall’esperienza artistica, che rappresenta per ognuno di noi un momento di estrema libertà e originalità.

Per creare tutto questo è necessario un luogo, un approccio, una relazione, con le persone che hanno difficoltà nell’area neuropsichica, in forma non autoritaria, cercando di ascoltare l’altro e di intuire la sua strada. L’azione nell’Atelier Ultrablu, significa portare con sé il ricordo costante dell’aspirazione a superare ogni stato raggiunto, muoversi sempre oltre ogni sicurezza.

Edizioni Ultrablu | Icona StatutoULTRABLU APS è una APS (Associazione di Promozione Sociale, iscritta nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore ai sensi dell’articolo 35 e seguenti del D.Lgs 3 Luglio 2017 n.117.

L’Associazione Ultrablu persegue le proprie finalità e in particolare la promozione del concetto che le differenze neurologiche devono essere riconosciute e rispettate come qualsiasi altra variazione della personalità di un individuo: non disabilità, ma diversità di sguardi, di punti di vista, secondo l’idea per cui “il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente”.

La neurodiversità costituisce una risorsa specifica dell’essere umano, portatrice di bellezza, rinnovamento e arricchimento condiviso. L’intento di Ultrablu è quello di creare uno spazio aperto in cui, persone con differenti modalità di apprendimento possano esprimere il proprio potenziale creativo e vivere fino in fondo la propria dimensione di unicità.

Ultrablu, grazie alla sua struttura associativa da APS, vuole contribuire al riconoscimento e alla divulgazione di una più grande varietà di forme dell’intelligenza e della creatività umana, andando a ribaltare preconcetti e falsi stereotipi; proponendo uno spazio aperto di idee, un luogo di creazione e di incontro, per l’elaborazione di progetti artistici culturali innovativi, per costruire una comunità capace di sfidare e superare criticamente i conformismi contemporanei. Per un futuro diverso, e non per pochi.

Interessati al modello e alle finalità associative Ultrablu? Leggete o scaricate lo Statuto di Ultrablu Associazione di Promozione Sociale, in formato pdf.

L’ATELIER ULTRABLU

L’Atelier Ultrablu

Incontro, relazione, ispirazione

L’atelier Ultrablu è il luogo dell’incontro, dove convivono alla pari artisti normotipici e artisti diagnosticati con Disturbi Pervasivi dello Sviluppo dove si vive una vera condivisione di esperienze artistiche, intrecciate liberamente all’interno e all’esterno di uno spazio in cui non esiste canone per definire la normalità e l’espressione artistica.

Un luogo di apprendimento condiviso, scambio artistico ed esplorazione umana, aperto e costruito intorno alla partecipazione di una comunità in divenire. All’interno dell’atelier si fa arte in un contesto multidisciplinare. Gli artisti partecipano a un’arte relazionale, aprendosi regolarmente a conoscere, condividere o praticare diversi approcci creativi.

Nell’atelier ultrablu si restituisce alle relazioni una certa autenticità perché in assenza di competizione e di continui stimoli ciascuno agisce secondo le proprie necessità. Se il foglio è lo spazio individuale, l’atelier è lo spazio dove avviene l’incontro e dove si apprendono in modo naturale le regole del ben fare e del rispetto altrui.

Un luogo dove vivere la propria dimensione di unicità nella reciprocità della relazione, una fonte d’ispirazione per persone nella stessa condizione esistenziale difficile.

Edizioni Ultrablu

Quando il segno e la parola sondano l’insolito, la neurodiversità si fa ricchezza

IL PROGETTO EDITORIALE

Edizioni Ultrablu

Un messaggio di neurodiversità

Il nostro obiettivo è dare agli artisti con difficoltà nell’area neuropsichica un futuro lavorativo nel campo dell’arte e dell’editoria illustrata. La particolarità inclusiva del nostro progetto è stata quella di creare un luogo dove artisti diagnosticati con Disturbi Persuasivi dello Sviluppo possano condividere metodi e esperienze di lavoro in comune con artisti neurotipici. Facciamo dunque libri in un contesto multidisciplinare e ne promuoviamo gli esiti attraverso mostre, eventi, fiere e festival di arte ed editoria.

Miriamo allo sviluppo e alla realizzazione di libri nelle tipologie di albi illustrati, libri d’arte e libri a fumetti, da parte di giovani autori under 30 con difficoltà nell’area neuropsichica. Il processo di realizzazione dei libri viene accompagnato da personale dedicato e qualificato nel piccolo ed intimo garage soppalcato di Ultrablu, atelier a Roma in cui la pratica artistica è atto di libero scambio fra gli autori, messi in condizione di vivere la propria dimensione di unicità nella reciprocità della relazione con gli altri.

Scegliendo infatti i libri quale mezzo di trasmissione di un messaggio di neurodiversità per cui “Il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente”, come casa editrice intendiamo contaminare il mercato editoriale con la nostra specifica proposta autoriale, che crediamo essere in grado di generare un nuovo immaginario artistico-culturale che rinnovi visivamente gli attuali linguaggi editoriali.

I libri illustrati raccontano in un certo qual modo il compimento di un viaggio, che salpa riflettendo sul concetto di diversità ma che vuole approdare verso la riconsiderazione delle dinamiche di inclusione ed esclusione sociale in corso nella nostra società, proponendo degli approcci dialogici inesplorati di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, svincolandoli da un diffuso pregiudizio di fondo.

La stragrande maggioranza dei giovani che hanno un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo e/o difficoltà nell’area neuropsichica come lo spettro autistico e sono in possesso di una naturale predisposizione verso i linguaggi visivi, non hanno la possibilità di sfruttare le proprie innate potenzialità per assicurarsi un futuro lavorativo.

Il progetto intende soddisfare dunque l’esigenza di inserimento di tali soggetti nel mondo del lavoro, più segnatamente in quello dell’editoria illustrata, in modo da garantire loro, attraverso il raggiungimento dell’indipendenza economica, da una parte il diritto all’autodeterminazione e dall’altra quello all’autosostentamento.

NUOVA EDIZIONE: SETTEMBRE 2019

La Rivista Ultrablu

L’idea di una serie di quaderni nasce dall’idea di raccogliere in una pubblicazione le molteplicità creative che si generano in modo spontaneo nel nostro atelier e raccogliere idee e riflessioni sulle potenzialità espressive con cui l’arte outsider e l’arte emergente possano contribuire, congiuntamente, alla nascita di nuovi percorsi nell’arte e nell’editoria in generale.

La natura dell’incontro, propria di questa serie di quaderni, vuole approfondire anche le dinamiche culturali di inclusione ed esclusione attualmente in corso nella società. Le potenzialità di approcci dialogici non determinati dal pregiudizio restano in larga parte ancora inesplorate, sebbene non solamente in campo artistico.

Nondimeno, il linguaggio e la metodologia forniti da questo intreccio creativo potrebbero contribuire a generare un patrimonio artistico-culturale impegnato in un rinnovamento dei linguaggi dell’arte e dell’editoria. Un patrimonio che ricordi, allo stesso tempo, la necessità di condividere e vedere oltre i limiti della propria esperienza in quanto linguaggio.

Pin It on Pinterest

Share This